Civitella del Tronto

18 Marzo, 2008

Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno dell’Università di Camerino, Prof. Nicola Flora
Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, Prof. Gennaro Postiglione
Facoltà di Architettura dell’Università di Napoli “Federico II”, Paolo Giardiello

I corsi dei proff. Flora, Giardiello e Postiglione promuovono un laboratorio didattico, di studio e ricerca su Civitella del Tronto.

I corsi dei tre docenti di Ascoli Piceno, Milano e Napoli  lavoreranno congiuntamente sul tema del recupero e del riuso della cittadina abruzzese.
E’ la prima iniziativa, promossa dal prof. Nicola Flora, di Labsedici.

Civitella del Tronto

Civitella del Tronto (558 m s.l.m.) è situata nell’estrema area settentrionale dell’Abruzzo, che si protende verso l’Adriatico dalle pendici delle catene della Montagna dei Fiori e dalla Montagna di Campli, tra le valli incise dal fiume Tronto e dai torrenti Vibrata e Salinello. Il caratteristico borgo sorge in posizione davvero scenografica a ridosso di un’aerea rupe rocciosa, un bastione naturale strapiombante da ogni lato su cui si erge la formidabile fortezza, baluardo dei Borboni prima dell’Unità d’Italia. Il pendio del colle, composto di arenarie e argille, si presenta sul versante s nord-ovest estremamente scosceso, mentre è dolcemente inclinato su quello a sud-est.
La cittadina è tra le più interessanti della regione per il ricco patrimonio architettonico racchiuso entro le antiche mura.

Il borgo

L’impianto urbanistico, risale al Medioevo, è caratterizzato da una conformazione allungata con percorsi paralleli disposti prevalentemente in direzione est-ovest lungo il pendio, e stretti isolati affacciati su più livelli dotati di molteplici visuali. Le mura delle quali sopravvivono numerosi tratti lungo il versante meridionale, cingono l’abitato sin dal XIII secolo, rappresentando un confine militare e civile insieme e conferendo al paese un aspetto di città-fortezza. All’interno della cerchia muraria il tessuto edilizio risale per larga parte ai secoli XVI e XVII, con alcune sopravvivenze più antiche. Alla fine del XVI secolo infatti, dopo l’assedio del 1557, si iniziò la costruzione della fortezza; accorsero quindi a Civitella del Tronto numerosi magisteri vangantes, lapicidi comacidi e lombardi attivia quel tempo nell’ascolano che lasciarono il segno della loro esperienza e del loro innato senso della proporzione inserendo particolari architettonici di singolare fattura in edifici pubblici e privati e conferendo così un nuovo volto alla cittadina. Le abitazioni sono prevalentemente a schiera con singolari lotti di testata che assumono spesso l’aspetto di case-forti con piccole aperture e mura massicce; emergono alcuni importanti palazzotti nobiliari arricchiti da raffinati dettagli architettonici. Si è costruito generalmente con conci di pietra squadrata disposti a ricorsi regolari; blocchi di maggiori dimensioni evidenziano i cantonali e cornici in pietra spesso di elegante e pregevole esecuzione disegnano alcune facciate.
La fortezza di Civitella del Tronto, che domina dalla cima dell’altra la vallata del Salinello e il sottostante borgo, è considerata una delle più importanti piazzeforti del viceregno napoletano e tra le più imponenti opere di ingegneria militare: essa si estende infatti per oltre 500 metri di lunghezza sulla cresta rocciosa, lungo l’asse est-ovest, e copre una superficie complessiva di 25.000 mq. L’impianto dell’antica fortezza, ancora ben riconoscibile nonostante i numerosi successivi interventi e le ricostruzioni operate nel discusso intervento di restauro moderno, conserva i lineamenti generali della grande sistemazione spagnola compiuta a partire dalla seconda metà del XVI secolo. Questa ristrutturazione, aveva completamente trasformato la già potente rocca aragonese, sorta probabilmente su più antivo castello medievale, nella formidabile piazzaforte vicereale voluta dal re di Spagna Filippo II d’Asburgo, cui si deve l’attuale impianto, sebbene i restauri messi in atto negli anni 1973-1983 ne abbiano in gran parte ripristinato le strutture murarie in elevato.
La fortezza fu solo parzialmente modificata e potenziata nell’ottocento: la breve occupazione austriaca non apportò infatti trasformazioni sostanziali, mentre alcuni interventi di adeguamento tattico si ebbero durante il regno borbonico, tra i quali spiccano la sistemazione del fossato attorno al bastione San Pietro e la modificazione dell’originario bastione di Sant’Andrea.
I lavori consentiranno a Civitella di oppore una lunga resistenza agli ultimi due importanti assedi, quello del 1806 furante la campagna d’Italia di Bonaparte e quella degli anni 1860-61 da parte dell’esercito sardo-piemontese.
Dopo anni di abbandono e una lunga stagione di restauri, con radicali ricostruzioni, la fortezza è stata riaperta al pubblico.
Il caso della fortezza di Civitella del Tronto contribuisce a definire in maniera esemplare la sostanziale peculiarità che distingue il tipo della fortezza da quello del forte: la prima infatti caratterizza profondamente l’abitato e il territorio in cui si trova, adattandosi alla morfologia del sito. Il complesso organismo è fondato su una collina di travertino, materiale da costruzione predominante, e occupa l’intera sommità dell’altura, circondata da poderosa mura che, con una serie di bastioni, garantivano il fuoco di sbarramento incrociato sull’aggressore.
Le strutture murarie foderano terrapieni di notevole spessore, percorso da passaggie batterie spesso dislocate su piani differenti. La fortezza inattaccabile a nord e a ovest, risultava, come il borgo fortificato, più vulnerabile sul versante orientale dove si concentrano le opere difensive di maggior consistenza disposte e realizzate per volere di Filippo II con lavori che si protrassero per oltre un ventennio; proprio lungo questo versante la fortezza venne potenziata con poderosi bastioni posti a diverse quote sul rilievo e rafforzati da piattaforme munite, poi collegate dalle ampie rampe di accesso.